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Sotto la maschera dell’apparenza, quale la sostanza?…quando la moda diventa discriminazione.

Scritto da Giacomo Tafuro • 20 Maggio, 2008 • Categoria: Senza categoria, Studenti

“L’abito non fa il monaco”,”l’apparenza inganna”. Parafrasando questi detti di uso comune, noi stessi ci vogliamo convincere del fatto che un individuo va riconosciuto per quello che è , non per quello che ha.

A dire il vero un tal tipo di convincimento è cosa ardua ai giorni nostri, in una realtà in cui prende sempre più piede un’ideologia votata all’apparenza, intrisa di pregiudizi, etichette e bollini, che così come in un niente sporcano, sviliscono e si attaccano al mal capitato di turno, ci mettono una vita a scivolare via.

Difatti nella nostra società si è arrivati a un punto in cui l’apparenza è diventata un fattore essenziale, un metro di giudizio del quale le persone si servono per inquadrare un individuo. E’ indubbio, e non siamo certo i primi a dirlo, che i mass-media hanno giocato una parte non indifferente in questo processo, presentando al pubblico stereotipi e pseudo-modelli che veicolano messaggi con il chiaro fine di posporre l’aspetto fisico a tutto il resto, vedendolo come qualcosa di irrinunciabile per raggiungere il successo.

Traendo spunto dal filosofo tanto amato dai liceali del 4°anno, J. Locke, crediamo che ognuno di noi sia come un foglio bianco sul quale si può scrivere quello che si vuole. E’ chiaro che i principali destinatari del messaggio siamo noi giovani, ancora fogli completamente bianchi o quasi, sprovvisti di una bussola in grado di orientarci. E pertanto, noi giovani siamo più esposti ad essere influenzati dalla volontà di qualcun’altro o di qualcos’altro, la moda ad esempio, finendo per apparire “poco fashion”, magari solo perché non rispettiamo i canoni comuni del ragazzo moderno. Telefonino nuovo, scarpe, occhiali, maglie e pantaloni griffati sono il metro di giudizio di cui molte persone si servono per giudicare se siamo alla moda o meno, in o out. Le vittime di questo spietato processo di valutazione quelli tra di noi più vulnerabili, che non riescono ad imporre il proprio io, si creano complessi solo perché non indossano un capo firmato o perché non possono maneggiare l’ultimo gioiello della tecnologia. Queste persone sono diventate schiave della moda e del consumismo con tutti i loro pregiudizi, che molto spesso danno adito a una sorta di discriminazione sociale. Ormai fanno parte della nostra quotidianità casi di ragazzi messi alla berlina per il proprio look-style, ma a nostro avviso sono i loro detrattori che cadono in errore: la moda è vero può avere diverse accezioni ma non si può sfuggire ad un suo significato tanto valido quanto sacrosanto: LA LIBERTA’.

La libertà di esprimere il proprio ego, libertà di essere diversi, di essere se stessi.

Questa è la moda o almeno quella che vorremmo che fosse.

ALESSANDRO COCCIA IV A

CRESCENZO MAZZUOCCOLO IV A

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Giacomo Tafuro è studente del liceo scientifico
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Una Risposta »

  1. Essere se stessi al giorno d’oggi non è molto facile. Ma mi piace l’idea che vogliate sottolineare la libertà di “esprimere il vostro ego” e di “essere diversi”.

    Voglio ricordare che questo articolo è stato scritto nel corso pomeridiano di giornalismo curato dal prof. Luigi Perrone e dalla prof. Pia Ronga che hanno seguito e corretto, oltre a questo, anche i seguenti articoli: “IL PICCOLO PRINCIPE”, “Un Calcio alla violenza”,” Miano dove la quotidianità fa rima con criminalità”, “INNO ALLA MUSICA, L’ARTE CHE SI “SENTE” “

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